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Operazione contro lo spaccio tra Lecco e Como, arrestata anche una mamma: vendeva droga con il figlio in braccio

Sei le persone arrestate: tra le zone di spaccio anche alcuni comuni dell'Erbese

Uno degli arrestati dell'operazione Ronni

Maxi operazione contro lo spaccio di droga della Questura di Lecco che ha coinvolto anche alcuni comuni della provincia di Como e in particolare dell'Erbese.

Tremila dosi di cocaina spacciate a circa mille clienti per un giro d'affari di oltre centomila euro: come scrive Lecco Today, sono questi i numeri dell'operazione Ronni, che ha portato la Squadra Mobile della Questura di Lecco a dare applicazione alle sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, la dottoressa Citterio.

L'indagine

Iniziata nell'aprile 2016, dopo un incontro voluto dai sindaci della Brianza insieme al Prefetto Liliana Baccari, l'indagine è stata condotta con i tradizionali metodi del controllo dei tabulati telefonici, del pedinamento e del presidio territoriale: nove sono le persone segnalate all'Autorità Giudiziaria, di cui sei arrestate. Tre sono state portate in carcere e altrettante sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Tre, quindi, sono le ordinanze cui la Squadra Mobile conta di dar seguito a breve.

Operazione "Ronni": il video degli arresti

Ampio il giro d'affari smantellato, basato sugli acquisti di circa mille consumatori idenfiticati dai poliziotti.
Come detto, le indagini affondano le loro radici alla primavera dell'anno 2016, quando, grazie a una fonte confidenziale, la Polizia ha appreso dell'esistenza di una vasta rete di spaccio operativa sul territorio brianzolo. Il gruppo di spacciatori operava utilizzando il conosciuto metodo del "call center" e la struttura del gruppo risultava essere più complessa rispetto a quella delle altre "batterie" assicurate alla giustizia.

La consorteria era in possesso di un vero e proprio parco auto di utilitarie, che consentiva agli spacciatori di non destare sospetti alle forze dell'ordine: gli indagati si scambiavano il telefono nella ricezione delle telefonate e utilizzavano vetture sempre diverse per gli spostamenti, vetture intestate a dei prestanome, spesso dagli stessi clienti. Difficile, quindi, monitorarne gli spostamenti sul territorio.
Le operazioni di pedinamento e verifica sono durate due anni, sino all'aprile 2018, e hanno permesso di accertare un giro d'affari di circa 120mila euro, provento di 3mila dosi di cocaina (40 euro per mezzo grammo circa).

Spaccio anche in provincia di Como

Varie erano le zone di spaccio, che erano rifornite in via domiciliare: erano gli stessi spacciatori, dei veri e propri corrieri, a recarsi presso le abitazioni dei consumatori (o in luoghi limitrofi come centri commerciali e pompe di benzina) per procedere alla compravendita. I comuni coinvolti nel Comasco sono Erba, Merone, Orsenigo e Alzate Brianza.

Gli arresti

Le operazioni di pedinamento e verifica sono durate due anni, sino all'aprile 2018, e hanno permesso di accertare un giro d'affari di circa 120mila euro, provento di 3mila dosi di cocaina (40 euro per mezzo grammo circa).

Gli arrestati sono risultati essere in gran parte (cinque su sei) di nazionalità magrebina, ma della batteria faceva parte anche la compagna di uno degli stessi, che era solita spacciare portandosi dietro il bambino di pochi anni.

Tre le persone finite in carcere: L. E. K., classe 1991, A. E. K., classe 1964, M., classe 1992. Altrettante le persone sottoposte all'obbligo di dimora: S. V., classe 1991, A. C., classe 1992, e E. M., classe 1990.

"Grande impegno di tenacia e perseveranza"

Il questore di Lecco, Filippo Guglielmino, ha tessuto le lodi della Squadra Mobile: «I venti agenti hanno svolto un lavoro dirigenti di grande impegno, tenacia e perseveranza. Di fronte a un’organizzazione così articolata servono indagini lunghe mesi e non sono mai facili da condurre. La domanda di droga? E' dei giovani italiani, la vendita è condotta dai magrebini. Da queste vicende se ne può uscire solamente con una ritrazione della domanda, non in un altro modo. La metà della popolazione ha fatto uso di droga di vario tipo»

. «Fissare questi gruppi non è facile, perché sono in continua rimodulazione - ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Danilo Di Laura -. L'attività condotta per due anni ha permesso di ricostruire l’organizzazione e di smantellarla; il sistema era molto complesso e volto ad assicurarsi l'impunità. Si era creato un senso di affidabilità per i consumatori, erano tra i più abituali spacciatori della zona. Resta da scoprire il centro di rifornimento per gli spacciatori, verosimilmente soliti ad approvvigionamenti nel Milanese».

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